Archivio Novembre 2016

Ormai sono passati 20 anni da quel giorno.
Ancora lo ricordo abbastanza distintamente: il borsone pronto, l’attesa della
partenza in stazione con quelli che sarebbero diventati i miei nuovi amici di
sventura, le lacrime di mia mamma, la tensione che piano piano si scioglie
in attesa di un’avventura che sarebbe stata lunga.
Quello che piu’ mi pesava era la sensazione di buttare via un anno della
mia vita per qualcosa che non mi sarebbe servito a nulla nel futuro.
Cosa mi aspettavo da quell’esperienza forzata? In realta’ non avevo paura
ne’ delle regole forzate o della mancanza delle comodita’ di casa.
Quello per cui pensavo di soffrire era la mancanza della mia quotidianeita’,
dei miei affetti. E francamente non pensavo che avrei guadagnato qualcosa.
Non mi sentivo un bamboccione, sapevo cosa era la vita, dai lati positivi
a quelli un po’ piu’ negativi. Ero abbastanza indipendente e autonomo
e non avevo preoccupazioni sulle regole che mi avrebbero imposto.
Certo non ero contento ma d’altronde dovevo farlo e non c’era modo di
evitarlo. Anche di quello di cui tutti parlavano poteva essere un grosso
problema: il nonnismo.
Ma anche qui ero molto tranquillo, sapevo che avrei dovuto accettare qualche
atto di questo tipo ma che il mio attegiamento mi avrebbe permesso di
superarlo tranquillamente.
In realta’ pochissimo o niente.

Ebbene si, 20 anni fa’ partivo per il militare.
Ricordo ancora nitidamente i primi momenti: la discesa dal treno con il primo
inquadramento, i primi ordini, le prime disposizioni e la salita sui camion.
E qui la scena piu’ triste: al nostro ingrssso nella caserma (poco distante
dalla stazione) la chiusura del cancello … “lasciate ogni speranza o voi
che entrate” … la sensazione che la mia libertà fosse rubata e il
pensiero che un anno sarebbe stato molto lungo.
Uno degli aspetti positivi dei primi giorni e’ che tutti sono nella stessa
situazione, quindi fai molto facilmente conoscenza, non devi entrare dentro
un gruppo.
Ma tutto sommato il mio umore in quei giorni era abbastanza positivo, era
tutto nuovo e quindi tutto da scoprire.
Il primo mese (quello chiamato CAR) prosegue tutto sommato bene, anzi non
vedo poi tutte queste grande difficolta’ di cui mi hanno parlato.
Fino all’assegnazione della caserma definitiva e la peggiore di quelle che
mi potevano capitare (a detta degli istruttori): Orcenico Superiore.
Bers. … che sta’ per Bersagliere … dovro’ fare tutto di corsa!!!
Perlomeno buttero’ giu’ qualche chilo.
Ma quello che mi fa’ piu’ paura sono i racconti che mi fanno: una sorta
di Alcatraz … un girone dell’inferno … una caserma operativa-punitiva.
Diciamo che forse erano un po’ esagerate le voci ma sicuramente non era
una di quelle caserme di najoni, li a fare niente tutto il giorno.

Anzi addirittura i primi mesi sono pure belli: preparazione fisica,
preparazione militare, a casa ogni due settimane circa.
Incarico: mortaista … in caso di guerra saro’ lontano dalle campo.
Poi tutto peggiora: la prima polveriera e il rischio di 3 anni di galera
(diciamo che c’era il rischio), i vespri siciliani, e il campo sotto
l’effigia della Nato in Ungheria.
E tutto sommato quell’operativita’ che magari al momento non piaceva ma
che ci ha permesso di far passare velocemente il periodo e anche di
conoscere delle persone a cui resterai legato per tutta la vita.
Ogni volta che condividi la sofferenza con altre persone rimani
indissolubilmente legato a loro.
E cosi’ e’ il militare, tante sofferenze … ma anche tanta amicizia e
tanto crescere. Un legame per tutta la vita.
E a loro sono comunque rimasto legato anche se non eravamo della stessa
citta’ …
Ecco fra le cose che sicuramente ho imparato e’ stato il capire che
esistevano mondi diversi rispetto al mio. Che non tutti facevano le
mie cose, avevano i miei divertimenti o la pensavano come me …
o come i miei amici …
Ecco esistevano altri mondi …
E dato anche il fatto che gli ultimi anni non erano stati psicologicamente
positivi mi accorgevo che forse, raffrontandomi agli altri, non ero
cosi’ male. In sostanza la mia autostima era cresciuta notevolmente.
Quello che sicuramente ti rimane alla fine di un anno, forse maledetto,
che sicuramente pochi volevano fare, sono sicuramente le esperienze e gli
amici. E io ne avevo fatte parecchie.
E soprattutto avevo imparato ad apprezzare la storia e la tradizione del
corpo a cui appartenevo: i bersaglieri!

Perchè bersagliere un giorno … bersagliere tutta la vita!

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