Archivio Luglio 2007

Ed eccole qua … finalmente arrivate …
5 giorni a Roma e poi via giu’ in Calabria …
Intanto i miei dubbi sul contratto continuano alla luce di quello che e’ successo in questi tre giorni …
Non ho voglia di raccontarlo adesso, sarà oggetto di qualche post piu’ in la’ (forse)

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E anche il secondo è andato, passato senza grossi problemi o patemi.
Anzi e’ andato anche troppo bene dato che alla fine abbiamo cominciato a parlare in modo specifico di un mio inserimento con la proposta di assunzione che avevano in mente.
Il ruolo era piu’ o meno quello che mi aspettavo e quello piu’ conosono alle mie attuali conoscenze.
Il contratto nazionale e’ uguale a quello che ho tuttora, i benefits idem, i buoni pasto pure.
L’offerta economica rispetto a dove sono ora e’ piu’ alta. Tutto bene?
Neanche per sogno perche’ e’ vero che l’offerta e’ piu’ vantaggiosa ma non in linea con le mie aspettative. Inoltre il contratto prevede la clausola di assorbibilita’. Odiosa.
Ma anche qui uguale a dove lavoro ora.
Periodo di prova. Ieri ha parlato di tre mesi, oggi nell’offerta ufficiale e scritta sono diventati sei.
"C’e’ stato un misunderstanding!!! Il periodo di prova di tre mesi e’ per un programmer e non per un analyst programmer come lei" -
Tradotto: "Ci siamo fraintesi, piu’ sei alto in grado e piu’ alto e’ il periodo di prova" e io che pensavo fosse il contrario.
E poi la dicitura che per esigenze aziendali possono mandarmi in trasferta sia in Italia che all’estero. E conoscendo la societa’ non e’ una postilla scritta li’ cosi’ in modo che se si presentasse l’eventualita’ …
Inoltre gli straordinari (che dovrebbero pagare almeno), tutti parlano di loro come degli schiavisti. Straordinari uno dietro all’altro finche’ quei pochi che resistono finiscono per accoppiarsi tra di loro perche’ non riescono ad avere una vita sociale (da una discussione su un forum).
Ma allora perche’ ho fatto domanda da loro? Perche’ sono i numeri uno in Italia o cosi’ sono considerati dai grossi clienti perche’ tecnicamente lasciano molto a desiderare e poi per una questione economica, anzi le mie ricerche sono state fatte unicamente per questa motivazione.
Ma i miei piu’ grossi dubbi sono sempre quei sei mesi di prova … una volta un mio amico si era licenziato dove lavorava (in un altro ambiente) e questi prima che terminasse i l periodo di prova lo hanno lasciato a casa e da quello che mi ha raccontato non per suoi demeriti.
Non vorrei che facessero la stessa cosa questi, magari ora hanno un bisogno e ti promettono mari e monti comprese promozioni e premi ogni anno, fra 6 mesi non hanno piu’ bisogno e ti lasciano a casa.
Non ho paura di non essere tecnicamente adatto ma la mia paura e’ sulla loro onesta’.
In questo momento ho una gran confusione intesta e non posso neanche parlare con qualcuno per cercare di chiarirmi le idee.
Ma entro poco dovro’ prendere una decisione e al momento ho paura che qualsiasi essa sia arrivero’ ad avere dei rimpianti. Il rimpianto di essermene andato o il rimpiano di non avere accettato.
Ma credo che sara’ il primo.

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Agosto si avvicina, e con esso si avvicinano anche le mie vacanze che in realta’ all’entrata di agosto saranno gia’ iniziate.
Agosto un mese per la mia persona significativa ma che in realta’ si e’ dimostrato sempre una mezza delusione o e’ stata fonte di grosse delusioni.
In questo mese ho conosciuto J, in questo mese ho trascorso dei momenti indimenticabili con i miei amici, in questo mese ho deciso di chiudere con il mio gruppo di amici, in questo mese ho deciso di chiudere con J la prima volta, in questo mese mia mamma ha rischiato la morte, in questo mese ricordo la delusione di un bambino che quel giorno aspettava lo zio per andare al mare, in questo mese ho sentito la solitudine piu’ forte che in altri momenti, in questo mese ho odiato una mentalita’ vecchia e retrogada.
E quest’anno?
"Agosto e’ il vostro mese. La vacanza sara’ indimenticabile: meta’ del firmamento vi dara’ una mano" (dall’oroscopo annuale del calendario in camera mia)

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In questa settimana ho affrontato due colloqui di lavoro. Finalmente ho deciso di cambiare societa’ e, dopo l’immobilismo del mercato nel mio campo, sono stato contattato da due societa’. Una medio piccola e l’altra un colosso a livello mondiale. In verita’, oggettivamente, non mi sento di dire che siano andati bene i colloqui. Un po’ meglio quello con la grande societa’ e malino direi quello con la piccola. Chiaramente sono solo impressioni e almeno per quanto riguarda la grande in caso abbia passato la prima selezione ci sono ulteriori due colloqui. Cosi’ in questi giorni mi chiedevo cosa volevo veramente dal mio lavoro, dei motivi percui voglio cambiare, se faccio bene o male. Lasciare la mia societa’ dopo 9 anni di momenti positivi e negativi e’ comunque difficile e comunque lascerei lo stesso una multinazionale affermata a livello mondiale. Un luogo dove conosco tutti, dove sono apprezzato da tutti, dove c’e’ una certa liberta’ un po’ per tutto. Chiaramente se penso a cambiare ci sono anche i lati negativi come i salari bassi rispetto alle altre societa’, un non chiaro progetto aziendale (che muta semestralmente) che gia’ in passato ci ha creato non pochi problemi, un non chiaro progetto sulle risorse umane (cioe’ i dipendenti). Direi che il primo e il terzo sono i punti fondamentali della mia scelta. Essere quasi al minimo salariale quando in altre societa’ con la mia esperienza e la mia bravura guadagnerei di piu’ mi pesa. In caso di aumento poi esiste la clausola di assorbibilita’ che ti porta dopo un po’ di anni a fotterti gli aumenti che magari ti sei meritato in passato. E poi la lontananza da casa: ogni giorno impiego dalle 2 alle 2,5 ore solo per andare e tornare dal lavoro. E poi vorrei specializzarmi in qualcosa di ben specifico e non come funziona adesso "tu conosci questo quindi vai li" o "ci serve questo quindi imparalo" … Ma tutto sommato penso lo stesso se siano motivazioni sufficienti per cambiare. Andare nell’altra grande multinazionale vuol dire essere trattati quasi come schiavi: ore e ore di straordinari, formalismo al massimo, prevaricazioni … E mi sono sempre detto che e’ importantissimo trascorrere bene la tua giornata di lavoro e stare bene con i tuoi colleghi dato che e’ il luogo dove trascorri piu’ tempo in assoluto. E che forse per questo vale anche la pena di rimetterci un po’ di soldi. Perche’ ovviamente e’ un percorso di non ritorno, una volta preso la decisione di andare via sara’ molto difficile ritornare. E poi non meno importante e’ il pagamento del tuo stipendio, cioe’ se ti danno tanti soldi ma poi non pagano mai in orario o ancora peggio non pagano proprio per mesi e mesi? Pero’ alla fin fine non so neanche io se sono discorsi dettati dalla paura o reali in quanto il mio primo impiego e’ stato nella ditta in cui sono tuttora percui non ho esperienza in tal senso. Comunque per valutare bene le cose devo aspettare che queste due societa’ o qualche altra mi faccia una reale proposta percui come al mio solito tante ipotesi quando non c’e’ mai niente di concreto.

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Quel pensiero, quell’idea di un cambiamento cosi’ radicale, cosi’ inaspettato per molti.
Eppure non avrei paura, non avrei timore di affrontarlo anche se cosi’ sconvolgente per la mia vita.
Ieri fantasticavo, quello che inizialmente pensavo fosse solo uno scherzo o un gioco ieri ho cominciato a prenderlo molto piu’ seriamente. Colpa delle sue parole …
Ma anche lei parlava seriamente sotto forma di scherzo o era solo un divertente gioco?
E anche lei ci sta’ pensando?
Per seguire questa strada dovrei lasciare tanto … in realta’ l’unica cosa che mi duole sarebbe lasciare i miei genitori.
“Un genitore campa cento figli … ma cento figli non campano un genitore” – mi ritorna in mente un detto che mia mamma ripete spesso.
Certo con mia sorella che e’ andata a vivere lontanto e io che desidero la stessa cosa … ma d’altra parte e’ giusto invece il contrario?
E’ giusto che io rinuncio a trovare la mia strada per non lasciare soli i miei genitori? E poi non e’ la stessa cosa che hanno fatto loro? Certo loro non hanno lasciato completamente soli i loro genitori, c’era sempre qualche fratello/sorella che li accudiva. Ma perche’ di questo devo pagare le conseguenze io? Perche’ sono io quello che si deve sacrificare?
So’ che loro non mi chiederebbero mai una cosa del genere ma questo non vuol dire non desiderarlo.
E poi pensavo a lei, sarei felice con lei? Sento qualcosa di profondo per lei?
Qualcosa per cui ne valga la pena tutto questo?
Prima non avevo mai pensato a qualcosa di serio fra noi, lei era impegnata anche se non mancava di farmi capire che qualche interesse lo provava. Amicizia o qualcosa di piu’ non ero riuscito a capirlo perso fra le cento contraddizioni di una donna. Fino a quando me ne ero andato via in cui mi aveva scritto un messaggio che a distanza di due anni ho ancora sul mio cellulare.
Certo anche li’ il quesito rimane: amicizia o c’era qualcos’altro?
E poi lei e’ sempre stata una delle poche donne di cui io ho avuto un’alta considerazione morale, uno delle poche di cui sai di poterti fidare abbastanza ciecamente. Ed e’ pure bella.
Il rovescio della medaglia e’ invece che abbiamo avuto sempre difficolta’ ad affrontare discorsi fuori dal lavoro. Magari sono solo mie fisse mentali …
Pero’ questo non frenava i mie pensieri nei suoi confronti, ai baci che immaginavo di dargli, alle passeggiate mano nella mano, alle risa insieme, alla vita insieme … e tanto altro ancora.
Fra qualche settimana ci rivedremo, forse li’ le nubi si schiariranno.

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