Archivio Settembre 2006


Quando penso al giorno in cui ci sara’ il mio funerale mi vengono in mente tutti quelli (per fortuna non tanti) a cui ho assistito. E forse per questo desidero che quando sara’ (sperando il piu’ tardi possibile) non sia neanche minimamente simile. Ho visto scene di disperazione, urla di dolore e una tristezza palpabile.
Si’, e’ vero sei a un funerale, pero’ dato che personalmente sono portato a pensare che quello e’ l’ultimo giorno sul mondo terreno dell’amato forse sarebbe meglio un saluto migliore.
Quando ci sara’ il mio funerale spero che sia una bella giornata, piena di sole, con gli uccellini che cinguettano. Immagino la mia bara con il mio feretro attorniato da fiori bianchi, rosa, blu in modo da creare un’interno bara colorato. E io con gli occhi chiusi e un sorriso stampato in viso.
E non voglio scene di disperazione, bensi’ mi piacerebbe che tutti fossero sorridenti nel venire a darmi l’ultimo saluto.
E mi piacerebbe che durante la cerimonia la gente pensasse a cio’ che ho fatto, ai rapporti che ho avuto con loro.
Mi piacerebbe sentire i ricordi di esperienze che ho vissuto con loro, “vi ricordate quando io e lui …” e tutti giu’ a ridere. Non voglio vedere gente che soffre perche’ io sono morto.
E chissenefrega di quello che diranno gli altri …
D’altronde in base alla religione (qualunque essa sia) viene detto che il mondo dopo la morte e’ un mondo migliore percui perche’ le persone devono disperarsi per il fatto che sto’ per andare a vivere una vita migliore?
Una cosa che assolutamente non vorrei e’ essere tumulato in un loculo! Questo assolutamente mi farebbe rivoltare nella tomba. Non voglio vivere in un loculo. Ho vissuto una vita in un appartamento e anche da morto devo stare al 9° piano?
No, voglio vivere in una tomba nella nuda terra a contatto con l’erba e gli animaletti che vivono li’ sotto. E poi vorrei che fossero piantate delle rosare ai miei piedi. Bianche e blu.
E sulla lapide una bella foto sorridente e un bel messaggio di speranza e allegria per il futuro di tutti.
Queste saranno le mie disposizioni nel momento in cui mi avvicinero’ al giorno sperando di essere ancora lucido e autosufficiente e non come un vecchietto che ormai ha perso il lume e la ragione.
Amen!!!

Comments 172 Commenti »

Cadere da circa trenta metri ti porta probabilmente alla morte istantanea.
E’ questo il pensiero della sigaretta del dopo mangiato fumata sul balcone mentre con i gomiti mi appoggio alla ringhiera e la testa e’ praticamente sospesa nel vuoto.
Mi capita ogni volta che mi trovo in queste condizioni: e’ notte e guardo di sotto nel silenzio della citta’.
Credo che ogni persona abbia pensato piu’ o meno seriamente all’ipotesi del suicidio almeno una volta nella vita. Io invece lo penso ogni volta che mi affaccio dal mio balcone. E il pensiero non mi sfiora minimamente in altre condizioni.
Ad esempio non mi viene in mente di saturare la casa di gas, di buttarmi sotto il metro’, di spararmi …
Forse anche perche’ so’ che darei fastidio a molte persone e questo non lo voglio o forse perche’ esiste una specie di maledizione nel mio palazzo che ha portato al suicidio due persone un 15 anni fa’ circa. Ricordo (e di una ho visto il braccio che usciva fuori dal telo e l’altra si doveva sposare entro pochi giorni) che scherzosamente parlavamo di una gara nei palazzi del condominio.
Immagino gia’ la scena, il tuffo, meno di un secondo il tempo in cui: ti penti del gesto, vedi trascorrere alcuni immagini del tuo passato, chiedi scusa ai tuoi parenti piu’ stretti e infine fai un ultimo pensiero verso qualcuno.
Poi il tonfo, la vicina del piano di sotto che esce dal balcone e comincia a urlare e la scena che gli rimarra’ impressa forse per tutta la vita.
Ho anche calcolato che data l’altezza, il peso, la velocita’ di caduta dovrei impiegarci meno di un secondo.Un’inezia.
A questo punto comincio a pensare al perche’ di un gesto simile, cosi’ eclatante e disperato.
E mi chiedo sempre: ma e’ un atto di coraggio o una scelta vigliacca?
E’ di coraggio se pensi al dolore fisico che avrai, e’ vigliacca al pensiero che abbandoni nel momento delle difficolta’ perche’ credo che queste persone abbiano dei problemi che li porta a questa decisione.
Io sono propenso ad optare per la seconda, in fin dei conti e’ facile morire. Il difficile e’ continuare a vivere (o a sopravvivere). Affrontare i problemi che si sono creati a testa alta e continuare, nel bene e nel male.
Si, ho sempre pensato che il suicida e’ un vigliacco.
Pero’ quando sono li’ vicino a quel balcone il pensiero mi sfiora e non e’ solo un gesto che tanto so’ che non faro’ mai.
A volte mi devo proprio allontanare per evitare che in un momento di pazzia non mi venga seriamente in mente di farlo.
Ho pensato se sia solo un condizionamento del balcone ma anche al lavoro c’e’ una balconata, non alta cosi’ ma da cui difficilmente esci indenne.E li’ il problema non si pone.
Forse devo chiamare un’esorcista …

Comments 178 Commenti »


- Dai andiamo che e’ gia’ tardi, poi chiude e oggi non mangiamo niente -
E’ una provocazione chiaro, ho una fame da lupi ma se non gli dico cosi’ J non si muove.
- Ma dove andiamo? -
- Ristorante cinese – So’ cosa sta’ pensando, nonostante gli piace e nonostante c’e’ anche cucina italiana lei vorrebbe la novita’. Io no, non ho intenzione di girovagare alla ricerca di un ristorante che poi vista l’ora magari non fa’ neanche piu’ da mangiare. E poi in quel ristorante si mangia bene anche se forse non si presenta nei migliori dei modi e, particolare da non trascurare, non costa tanto. Ormai e’ il terzo sabato consecutivo che andiamo, ne approfitto adesso che i miei non ci sono, dopo non sara’ piu’ possibile.
- Buongiorno -
- Buongiorno -
- Buongiorno -
I soliti saluti di rito e ci accomodiamo ad un tavolo. Oggi ho scelto quello nella saletta interna, vicino alla finestra erano tutti occupati e negli altri posti ho paura di avere troppo caldo.
Poi la vedo, e’ nuova, o forse non e’ mai venuta qui in quest’ orario a lavorare. E’ bellissima, i capelli raccolti, un viso candido e pulito, vestita con un paio di jeens e un maglioncino stile giacca bianco.
Ma in realta’ ai suoi vestiti dono poca attenzione, e’ lei che mi attrae, i suoi modi, le sue movenze.
- Allora lunedi’ come e’ andata? – tanto e’ un argomento che prima o poi devo affrontare con j. Ma del suo viaggio alla ricerca dell’amore non e’ che mi importi molto.
Mentre parla osservo la ragazza e al momento delle ordinazioni spero che venga lei, cosa che chiaramente non succede.
Ma a portarci da mangiare e’ proprio lei e immagino che abbia intuito che mi piace. Viene li’ e nel servirci si posiziona vicino a j. In questi frangenti uno comincia a guardare i piatti serviti, io no, continuo a guardare lei.
Dopo aver messo in tavola i piatti alza il viso, i nostri sguardi si incrociano e lei mi sorride aprendomi il cuore. Poi se ne va’ e mi lascia in uno stato di felice confusione.
J continua a parlare, io continuo a osservare la ragazza mentre passeggia per il corridoio. Ogni tanto lancia uno sguardo dalla mia parte costringendomi a cambiare direzione.
Ma lei ha intuito, lei sa’ gia’ tutto. Non servono parole per fargli capire quello che i nostri occhi si sono trasmessi.
Il discorso con j mi sta’ innervosendo, anche lei comincia a spazientirsi. Non siamo d’accordo,meglio, io credo che si stia illudendo, lei pensa che io dico quelle cose solo per interesse personale.
Gli faccio notare che quello che succedera’ non cambiera’ il nostro rapporto, che io non avro’ nessun vantaggio dall’epilogo sia esso positivo o negativo.
Piomba il silenzio tra di noi, lei non ho voglia di litigare, io non ho voglia di fargli capire le mie idee. Eppure e’ un silenzio carico di tensione. Tante volte c’e’ stato silenzio tra noi ma allora era un silenzio piacevole, eravamo solo due persone che per un breve periodo non avevamo niente da dirci e non sentivamo il bisogno di dire fesserie solo per evitare il silenzio. Ma adesso non e’ piu’ cosi’.
Tanto il mio pensiero difficilmente la convincera’…
La parola ritorna magicamente tra noi e ricominciamo la discussione per poi cambiare discorso.
La ragazza invece e’ sempre li’ e io continuo a seguirla. Vorrei andare li’ e parlargli, lasciargli il mio numero ma credo che nessuno in quella sala penserebbe bene della situazione. Quel ristorante mi da’ l’idea che sia a conduzione familiare e che quindi siano tutti piu’ o meno imparentati.
E poi proverei un senso di vergogna, passerei per un pappagallo che con la sua ragazza li’ vicino va’ ad importunare le altre. Anche se io e j siamo solo amici. Anche se poi pochi ci credono sbagliando.
E poi forse lei ha il ragazzo anzi forse e’ addirittura li’.
Strano comunque che j non si sia accorta di niente. Di solito lei si accorge subito di queste cose. O forse sono io che non sono abbastanza sgamato. O forse il discorso di prima l’ha distratta
- Andiamo? -
- Si, adesso andiamo -
Usciamo va’ altrimenti qui impazzisco con tutti questi pensieri.
Lei e’ li’ seduta su una sedia vicino all’uscita. Cerco di non guardarla, voglio avere un po’ di rispetto forse di ritegno. Pago ed esco ma non riesco a voltarmi un’ultima volta, tanto lei stara’ facendo altro e non si accorgera’ di questo ultimo sguardo di questo saluto mentale, di questo bacio virtuale.
E invece e’ li’ appoggiata allo stipo di una porta interna che mi guarda malinconica.
Tolgo lo sguardo, mi ha colto impreparato.
Provo a saperne di piu’ da J con domande vaghe, che a quel punto capisce e annuisce sulla sua bellezza, ma non riesco ad avere informazioni maggiori.
Da qui nasce un discorso sull’amore che va’ oltre i confini della propria nazione alla quale io sono nettamente contrario e lei invece favorevole. Ma lei sa’ il perche’, gliel’ho spiegato.
Forse sabato ritornero’ li’ …
Intanto il suo sguardo insieme al suo sorriso e’ stampato nella mia mente.

Comments 49 Commenti »


Seduto su questa seggiola la mente vaga ed esplora i pensieri che dentro il mio cervello si sviluppano. Dentro l’ufficio poche persone insieme a me e il mio dovere sarebbe quello di lavorare.
Ma non ce la faccio, non ne ho voglia, dovrei pensare a calcoli, tariffe, soglie ma la mente non e’ sgombra e non riesce a concentrarsi.
Fisso il mio portatile cercando la concentrazione e a cosa stavo pensando prima. I separe’ mi oscurano alla vista dei miei colleghi e ogni volta penso a quanto sia alienante tutto questo.
A volte qualcuno comincia a parlare con quello di fronte senza accorgerci che costui non c’e’.
Sembrano gli uffici che si vedono nei film americani di qualche decennio fa’, tutti con il proprio spazio rigorosamente divisi dagli altri.
Alcuni confabulano fra loro parlando di lavoro, altri passano velocemente nel corridoio buttando uno sguardo furtivo all’interno della nostra stanza. Anche se poi non e’ proprio una stanza.
Guardo fuori, minuscole goccie d’acqua scendono dal cielo e il loro ritmo lento e periodico mi trasmette un senso di malinconia. Un cantante qualche anno fa’ parlava di malinconoia, forse non aveva tutti i torti.
Questa malinconia che continua incessante da tempo ormai e’ annoiante perche’ sempre uguale e senza un’apparente via d’uscita.
Dalla finestra del mio ufficio osservo quello che e’ visibile ai miei occhi, le persone a piedi aumentano la loro velocita’ mentre coloro che sono in macchina la diminuiscono.
Fra le due grandi strade dei poveri alberi cercano di resistere e continare a vivere stritolati dal cemento e dai lavori in corso. Su un mucchio di terra accatastata qualche mese fa’ senza pretese invece comincia a svilupparsi la vita sotto forma di erba e piccoli arbustri. Il cielo e’ terso e la luce continua ad essere poca.
La strada per effetto dell’acqua diventa piu’ scura dando un senso di cupezza, al contario la poca erba presente si ravviva di un verde splendente.
Per un collega oggi era l’ultimo giorno di lavoro con noi. Ha deciso di cambiare e ultimamente se ne sono andati in molti. Lo osservo, apparentemente e’ felice anzi quasi raggiante, chissa’ se e’ solo un’apparenza o se sotto sotto un po’ gli dispiace.Questa mattina mi ha salutato un altro collega ancora, anche lui ha deciso di cambiare.
Se sono veri i dati che ho sentito, da gennaio ad oggi sono andati via quasi cinquecento persone.
Forse dovrei pensare anche io a questa possibilita’ senza aspettare l’ultimo momento.
Ma adesso non riesco a pensare, sono i pensieri che entrano nella testa e vivono di vita propria costringendomi a dargli retta. Ci sono alcuni momenti che ho l’impressione di essere in preda agli stupefacenti dato che mi sembra che la mia anima viva staccata dal proprio corpo che invece continua a muoversi trasportato dall’inerzia e dalla quotidianeita’.
Forse ho bisogno di riposarmi e rilassarmi un po’, invece cerco continuamente di evitarlo: vado a letto tardi, mi sveglio prestissimo e durante la giornata cerco di tenere sempre occupata la mia mente.
Forse per non capire quanto sono mediocre dato che non riesco neanche a controllare i miei pensieri che mi impongono quando gli devo dare retta.
Credo sia meglio staccare per oggi, ora mi aspetta il rientro a casa nel bordello del traffico cittadino.

Comments 250 Commenti »


Dall’alto del mio balcone si osserva una parte della citta’ che a questa ora del giorno, anzi della notte, e’ tutta illuminata.
In cielo la luna sembra stampata e a fargli compagnia poche stelle visibili. Le altre forse si sono nascoste dietro le nubi e lo smog, solo poche coraggiose oggi osano farsi notare.
Forse solo quelle che sono veramente amiche.
Guardo l’insieme di case e luci e nella mia testa si fa’ largo un pensiero di fastidio dovuto alla disorganizzazione delle varie componenti. Vorrei quasi volare nel cielo e con la mia mano spostare e rimettere in ordine tutto secondo una mia logica in modo che dopo dal mio balcone veda tutto allineato.
Forse questo e’ quello che vorrei fare adesso nella mia vita, ordinare tutto, dare a qualsiasi costo un ordine e una posizione di importanza, capire quello che e’ da cancellare e quello che e’ da tenere.
Ma purtroppo cio’ non e’ possibile, sia nella mia vita che nella disposizione della citta’.
E cosi’ continuo a osservare e vedere il disordine creato da qualcuno, anzi da molti che sicuramente neanche lontanamente immaginavano questo mio improvviso senso di fastidio.
Nella strada un motorino squarcia il silenzio quasi irreale, altre luci invece passano velocemente per poi sparire e celarsi chissa’ dove.
La luna mi osserva ed e’ un po’ cupa, gli manca un pezzo e di questo sembra dolersene. Amica luna non stai osservando qualcuno che sta’ meglio di te, anche io sono cupo e triste.
E tu lo sai questo perche’ mi stai guardando con tenerezza e dolcezza.
E poi non so’, io ti ho sempre visto come un simbolo di malinconia, di romanticita’, di mistero.
Pero’ piano piano ti stai per nascondere dietro al palazzo, forse non vuoi essere piu’ visibile agli occhi delle persone forse non hai mai voluto. Credo che questo sia un altro parallelismo con la mia vita, neanche a me e’ mai piaciuto essere al centro dell’attenzione. Sbaglio, grosso sbaglio.
Alcune luci continuano a sparire, a cambiare colore e umore anche se poi i colori sono sempre quelli, mentre sotto alcuni ragazzi ridono e scherzano.
Io invece sono qui a fumare e a osservare tutto.
Ora sei proprio sparita del tutto dietro all’ostacolo, e’ venuto il momento che sparisca anche io …

Comments 638 Commenti »