Archivio Luglio 2006


Quando ero piccolo non ho mai avvertito da parte dei miei genitori un grandissimo affetto come quello tipico dei genitori verso i figli. Ho sempre recepito il fatto che loro preferissero mia sorella a me.
Ogni situazione era utile per un confronto dal quale io chiaramente ne uscivo sempre perdente. E questo nonostante lei avesse 7 anni in piu’ e un carattere completamente diverso dal mio.
Ho impiegato tanto tempo per superare questo complesso e questi confronti e forse non ci sono ancora riuscito pienamente. Con l’arrivo dei primi veri amici e del primo vero gruppo la situazione si e’ riproposta, io ero solo l’amico di P. e non una persona che viveva di luce propria. Ricordo in particolare le due femminucce, G ed E che verso di me non hanno mai dimostrato un affetto vero come facevano verso altri.
Ecco P forse e’ stato l’unico a dimostrarmi affetto preferendomi ad altri, ero il suo migliore amico ed io ne ero fiero e contento. Per la prima volta ero davanti a tutti.
Ma poi anche lui, seppur per motivazioni diverse e molto lentamente si e’ allontanato e ha scelto altri amici e altri ideali.
Credo che questo sia uno dei maggiori difetti della mia personalita’.
Ho bisogno di sentirmi unico, indispensabile, che vengo prima di tutto e tutti.
E appena questa situazione si spezza o viene limitata ne soffro da cani.
E’ una delle situazioni in cui mi sono imbattuto piu’ volte, gente pronta a vantare il grande affetto nei miei confronti ma appena arriva qualcun altro non si ricordano neanche come mi chiamo.
E io reagisco male a questa sensazione di abbandono, divento una belva, il viso si rabbuia e resto in questo stato per giorni se non per mesi fino a che il dolore non diminuisce.
Ma quello che mi chiedo e’ il perche’ sempre di tante promesse, di tante affermazioni che io non chiedo mai. Se vuoi dirmi “ti voglio bene” dimmelo, ma poi mantieni quello che dici. Altrimenti stai zitto/a se e’ solo un qualcosa di temporaneo. Almeno non mi illudo e soffriro’ di meno quando deciderai di andare da altri.
Non so se tutto questo si puo’ ricondurre all’esperienze passate o se ne ho sempre sofferto.
E non e’ il principio di pensare che una persona dipende da te che mi fa’ felice. Non e’ un assolutismo d’affetto. Non pretendo tutto per me, voglio solo sentire un affetto sincero, spassionato e non pronto a modificare la persona sulla quale riversarsi. Se la persona dopo un po’ cambia il destinatario del suo affetto vuol dire che poi non era cosi’ sinceramente rivolto a me ma solo che era in cerca di qualcuno.
A volte ho l’impressione di essere trasparente a tutti, che se anche un giorno io non ci fossi nessuno si chiederebbe cosa mi e’ successo.
Comincio a farneticare e a sviluppare pensieri contorti e senza senso.

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Sono stanco e stufo di questo continuo discutere con le persone a cui voglio bene e di cui ho considerazione.
Sembra che nelle ultime settimane non riesca a fare altro.
E ognuno sempre a pretendere,senza neanche provare a capire del perche’ faccio alcune cose piuttosto che altro.
Ma quello che veramente non mi va’ giu’ e’ sempre questo pretendere da me di piu’ di quello che faccio.
Come ad esempio i miei genitori che si lamentano altro e non sanno fare altro. Una delle tante lamentele e’ perche’ secondo loro non penso al mio futuro, cge sperpero denari in giro e via dicendo.
Insomma i classici discorsi da genitori.
Qualche volta vorrei fosse possibile fare un cambio per un breve periodo con altre persone. Gli farei vedere ai miei che in realta’ non sono cosi’ cicala come loro pensano. Anzi forse sono anche troppo formica …
Il problema e’ che quando fai una cosa tutti pretendono da te sempre di piu’ e piu’ fai e piu’ le persone paradossalmente pretendono. Invece dalle persone che tra virgolette non si comportano bene nessuno pretende niente.
Anzi, chiaramente sono quelle che ottengono di piu’ perche’ nella vita di oggi e’ piu’ facile ottenere comportandosi male che il contrario.
Altri comportamenti di amici mi hanno ferito ma le persone non hanno minimamente pensato a capire, a farmi spiegare subito accusandomi. E tutto il bene che dicevo fino a non molto tempo fa’ dove e’ finito? Adesso sembra che si voglia cancellare tutto solo per un comportamento giusto o sbagliato che sia.
Ma soprattutto mi ha fatto male il non potermi spiegare.
Altri ancora prima hanno accusato terze parti di gesti di convenienza per poi comportarsi allo stesso modo. E chi ne ha fatto le spese? Sempre il solito e cioe’ io.
E io continuo a soffrire di tutto cio’ … e forse e’ anche questo che mi dispiace.
Vorrei potermene fregare e continuare diritto senza ripercussioni ma non ci riesco e finisce cosi’ che le conseguenze di questi gesti le pagano persone che non hanno colpa.

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Si e’ concluso da poche ore il mondiale che ha visto il nostro trionfo.
In Italia si respira ancora la stessa aria di euforia e felicita’ che ha contraddistinto questi momenti dal fischio finale.
Domenica sera in strada si e’ riversata l’intera Italia senza distinzioni di sesso, religione, colore e perfino eta’. Ho visto una signora che poteva essere tranquillamente mia nonna sventolare una bandiera con due occhi che parlavano da soli. E tante persone di colore festeggiare insieme a noi con il loro accento estero ma con nel cuore la stessa gioia. Ebbene si’ e’ stato un momento di straordinaria unione che solo il calcio poteva portare perche’ e’ l’unica cosa su cui sono d’accordo tutti.
Guardavo i bambini ancora piccoli per capire, i cani spaventati dal trambusto e tutta quella gente che si abbracciava, si parlava senza magari nemmeno conoscersi. E via sfotto,i piu’ forti siamo noi, chi non salta francese e’, popopopo …
Mio padre pensa che siamo pazzi. Tutto questo per una partita di pallone … per uno sport.
Eppure la partita l’ha guardata anche lui stupendo perfino me stesso che avevo deciso di vedere la finale insieme ai miei amici. Come tutto il resto del mondiale perche’ anche le tradizioni vanno rispettate.
E le partite si vedevano insieme alle stesse persone e nello stesso luogo.
Domenica ho un po’ tremato causa intruso che stava anche destabilizzando l’ambiente.
Ma poi l’Italia ha vinto …
E chissenefrega se forse non ha proprio meritato come le altre partite, se e’ arrivata sulle gambe rischiando il tracollo. Questa coppa e’ nostra, non l’abbiamo meritata ma strameritata.
E la folla in strada, nelle piazze o chi piu’ intimamente a casa sua sa’ che questo e’ vero e che esiste una giustizia divina.
Ero troppo piccolo per ricordarmi dell’82.
E i miei ricordi dei mondiali si chiudevano sempre in modo tragico. Tanto che avevo deciso di non affezionarmi troppo a questo mondiale per non soffrire. Ma decisamente non ce l’ho fatta.
E beffa della beffa il primo dispiacere l’ho avuto proprio dai francesi al mondiale dell’86. Quindi ho goduto particolarmente a vincere contro loro. E loro volevo in finale per dimostrare che noi eravamo i piu’ forti. Nessuno doveva poter avere la scusante per denigrare un successo con la solita storia della finale contro una squadra gia’ appagata per il grande risultato ottenuto come il Portogallo.

Adesso siamo campioni del mondo, gli azzurri campioni del mondo e un giorno potro’ raccontare a chi troppo piccolo oggi della roccia Cannavaro, delle geometrie di Pirlo, della cavalcate di Zambrotta e degli stacchi di Matrix, dell’esplosione al goal di Grosso e a tutte quelle emozioni che solo chi le vive puo’ raccontare.

I mondiali sono ormai storia e resteranno nel mio cuore impressi perche’ la storia l’ho vissuta e non dovro’ piu’ sentirla traccontare.

Grazie azzurri!!!

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Quando ho deciso di creare un blog l’idea era quello di avere uno spazio dove poter gettare i miei sfoghi e i miei sentimenti in un mondo in cui nessuno ti conosce come persona ma come nickname e non ha la piu’ pallida idea di chi tu sia. L’idea era quella che fra molti anni rileggendo i post scritti riuscissi a capire la mia evoluzione e a rivivere con le parole del momento periodi vissuti non annebbiati dal passare del tempo.
Adesso ho preso un’altra decisione: quella di rivivere dei momenti e delle esperienze passate e riscriverle con i sentimenti di ora a distanza di anni. In pratica voglio fare quello percui ho deciso che sarebbe nato il mio blog: non rivivere le esperienze con i ricordi ma rileggendo le cronache del tempo.

E sicuramente uno degli episodi che di piu’ ha caratterizzato la mia vita in negativo e’ l’incidente che ho avuto 12 anni orsono, all’eta’ di 18 anni mentre stavo prendendo la patente.
Quella sera, siccome la mattina dopo dovevo giocare a pallone e volevo rientrare presto, avevo accettato l’invito di due miei amici ad andare sul lago di Lecco. Gli altri miei amici andavano a ballare.
Di ricordi effettivi di quell’incidente ne ho veramente pochi, ho rimosso tutto nel momento dell’incidente. La dinamica la conosco solo grazie ai racconti dei miei amici. Durante una deviazione per lavori, causa alta velocita’, siamo andati contro il guard-rail e da li’ siamo letteralmente planati su un auto che arrivava dalla direzione opposta.
Io sono stato sbalzato fuori e mi ha recuperato l’ambulanza in un prato li’ vicino.
Siamo stati trasportati in ospedale dove ho trascorso quasi una settimana.
In quei giorni ripensavo a tutto l’accaduto e pensavo a mio padre (qualche mese prima aveva avuto un infarto) e a mia sorella che era incinta. Il mio dolore non era fisico, o meglio non solo quello, ma proprio il pensiero delle preoccupazioni che avevo dato alla mia famiglia. Pensavo che quello che era successo poteva portare ben piu’ gravi conseguenze sulla mia famiglia. Non guidavo io e quindi avevo poche colpe ma potevo decidere di non andare con loro soprattutto conoscendo lo stile di guida e la poca esperienza in fatto di guida del mio amico.
E poi alla visita di controllo vedersi trattare come una cavia con il dottore che chiamava i suoi colleghi per fargli vedere lo spettacolo della mia gamba gonfia come un pallone per via del liquido che si era formato dentro.
Il non riuscire a camminare (o megli a camminare poco) per quasi tre mesi e dover rinunciare per parecchio a giocare a pallone. L’inevitabile ingrassamento dovuto al poco movimento ma soprattutto ogni sabato sera che uscivo l’avvertimento di mio padre “Stai attento”,”Non andare in macchina con questo o quello” e via dicendo. E la notte che non andava a dormire quasi per la paura di doversi svegliare sentendo le parole dell’altra volta:
“Suo figlio era con mio figlio, hanno avuto un incidente, uno e’ in coma”
Che poi chi fosse in coma ancora non l’ho capito, forse quello dell’altra macchina che e’ stato portato via con l’elisoccorso.
E poi le paure ogni volta che andavo in macchina con chiunque, a ogni curva mi ritornava in mente il ricordo inconscio di quell’incidente. Che poi io non ricordo …
L’ultimo mio ricordo di quella sera era la canzone “Sono un ragazzo fortunato di Jovanotti mentre superavamo un Delta.

Ogni volta volta che in televisione faceva vedere qualche morto in qualche incidente stradale mi sentivo quasi in colpa. Abbassavo la testa ed evitavo di guardare i miei genitori. E mi ritenevo fortunato vista la dinamica ad essere ancora vivo senza gravi conseguenze.

Ormai ho passato tutte quelle paure, anche se quando guida qualcun altro un po’ di apprensione rimane. Ma il ricordo e l’angoscia di quel periodo ancora no. E quell’incidente rimane anche sul mio fisico a livello della gamba poco sotto il gluteo, anche se per fortuna non mi ha limitato in niente.

Forse e’ proprio da quel periodo che ho cominciato a diventare malinconico,triste e sensibilissimo.

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