Archivio Dicembre 2005


E con la fine dell’anno si e’ conclusa anche la mia trasferta.
Questi sono gli ultimi giorni che sono in trasferta.
Da i primi di gennaio ritornero’ a casa.
Eppure nonostante la chiara felicita’ del ritorno in me esiste un po’ di amarezza. Qui mi sono trovato veramente bene, ho conosciuto delle persone con cui ho stretto una sincera amicizia e lasciarle un po’ mi dispiace. Sono dei miei colleghi e con loro ho combattuto molte battaglie contro altri colleghi (!) che ha cementato il nostro rapporto.
Ma soprattutto sono delle persone vere che mi hanno accettato e fatto sentire da subito uno di loro. E questo non sempre si verifica.
Mi dispiace anche lasciare la citta’, mi dispiace abbandonare le mie serate romane.
Data la mia posizione molto strategica (pieno centro) la sera quando non sapevo cosa fare uscivo per una passeggiata una volta al colosseo, una volta in fontana di trevi (il mio monumento preferito) …
E il bello e’ che mi recavo sempre a piedi. Quando incrociavo dei turisti mi sentivo un privilegiato pensando che io potevo godermi la citta’ con tranquillita’ senza la pressione del poco tempo che si ha quando si e’ in vacanza.

Poi esiste il risvolto lavorativo e li’ purtroppo il resoconto finale e’ negativo al massimo. Prima di venire immaginavo di imparare cose nuove, metodologie diverse … e invece non solo non ho imparato niente ma addiritttura non facevo neanche il mio lavoro.

Comuqnue questo periodo e’ stato positivo anche perche’ mi ha aiutato molto a risolvere alcuni miei problemi interiori, mi ha aiutato a sottrarmi a delle responsabilita’ che cominciavano a diventare pesanti e non mi facevano vivere a modo.
Ho conosciuto la vita da single reale senza mamma e papa’ che mi garantiva una liberta’ maggiore e l’unico pensiero di cui dovevo preoccuparmi ero io. Spero che questo periodo sia servito anche ai miei genitori, che li abbia aiutato a diventare anche loro un po’ piu’ indipendenti da me.
Non e’ facile vivere sapendo che c’e’ sempre qualcuno che ha bisogno di te.
Percui questo periodo mi serviva anche come svago (o come stacco) da problemi che perduarno ormai da anni come ad esempio le diverse malattie dei miei.
Problemi che da gennaio si presenteranno subito dato che mia madre deve essere nuovamente operata.

Il particolare curioso e’ che quando ho annunciato il prossimo rientro ai miei genitori e ai miei amici erano tutti molto piu’ contenti di me. Io in realta’ non sono al settimo cielo, sono contento questo si pero’ felice forse e’ una parola un po’ troppo grande. Certo ultimamente tante cose cominciavano a pesarmi (come i viaggi, come vivere in due citta’ ma in realta’ non vivere in nessuna delle due …) ma non so se fosse un reale malessere o un momento passeggero.

Comunque e’ finito, questo periodo e’ finito … ringrazio tutti quelli che in questo anno mi sono stati vicino.
In particolare i miei colleghi

Arrivederci Roma

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Sono in mezzo alla gente in questo sabato di dicembre.
Gente, tanta gente, una folla tutti intenti a comprare qualcosa, qualsiasi cosa dai vestiti ai piu’ improbabili gadgets.
Tutti camminano con aria felice in preda al mostro dello shopping.
Si sorridono, parlano, si stringono per ripararsi dal freddo, qualcuno fuma, altri spizzicano qualcosa. Entrano nei negozi inizialmente timidi poi si avventano sui vari articoli come un leone su una gazzella.
La mia anima si stacca dal corpo e si innalza per guardare tutti dall’alto.
Li osservo nella loro pazzia, pensando che il Natale dovrebbe essere qualcosa di altro ma oramai ho perso la speranza che le persone riescano a vedere cose oltre il futile, il commerciale.
Tra tutti questi un’individuo mi attira. Cammina piano, quasi si fa’ trascinare dalle persone in questo fiume chiamata via. E’ triste, osserva gli altri con malinconia, quasi con voglia di emulazione.
Ma gli altri non lo vedono, per loro e’ trasparente, inesistente, un ostacolo.
Eppure lui ha voglia di amore, di affetto, forse gli basta solo un po’ di comprensione, di qualcuno con cui parlare.
Ma gli altri non lo notano sono troppo intenti a risolvere l’annoso problema di cosa regalare.
Eppure il Natale dovrebbe farci sentire piu’ vicini, piu’ comprensivi del prossimo, bisognerebbe aiutarlo se lo si vede in difficolta’. Invece le persone, in questo periodo, sono solo un po’ piu’ allegri perche’ possono spendere e spandere senza nessun senso di colpa.
Guardo meglio quell’individuo e capisco che e’ il mio corpo e che e’ arrivata l’ora di ricongiungermi con lui.
E’ particolare il fatto che ogni volta che arriva questo periodo, invece che migliorare il mio umore finisca sempre sotto i tacchi. Mi viene quasi da affermare che odio il Natale, forse perche’ non sono ipocrita come quasi tutto il mare di persone che oggi era con me.
Pero’ e’ anche vero che le luci in tutta la citta’ e il ricongiungerti con i tuoi parenti con cui trascorrerai tante ore insieme (che durante l’anno non fai mai) mi aiuta a sopportare meglio questo periodo.
Forse domani saro’ un po’ piu’ allegro.

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Oggi, giovedi’ 7 dicembre.
Come un anno fa’ ho visto il Papa che si recava per la consueta omelia di piazza di Spagna.
Un anno fa’ c’era Papa Giovanni II oggi c’era Papa Benedetto XVI.
Certo le emozioni di quel giorno non sono neanche paragonabili, l’unica cosa in comune era la poca pioggia.
Non so se questo Papa entrera’ nel cuore della gente come quello passato e’ troppo presto per fare una previsione del genere, sicuramente nel mio cuore il “vecchio” Papa restera’ fisso e indelebile anche se adesso a distanza di mesi dalla sua morte nessuno lo ricorda quasi piu’.
Con questo breve post volevo rivolgergli un pensiero di affetto a distanza di un anno dal nostro breve incontro.

E desideravo anche fare gli auguri a mia madre per il suo onomastico

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