Archivio Novembre 2005

Credo che il concetto di amicizia sia frainteso dalla maggior parte delle persone.
Amicizia, quella vera intendo, non vuol dire essere amici solo nel momento del proprio bisogno. Molti invece la interpretano in questo modo oggi ho bisogno, oggi mi sei simpatico, domani quando avrai un problema e hai bisogno tu neanche ti conoscono.
Ho sempre pensato di avere un alto concetto dell’amicizia fino a pretendere forse troppo dai miei stessi veri amici. Ma l’amicizia e’ anche “un contratto”: con diritti e doveri.
Con le persone che reputo miei veri amici ho avuto parecchie volte dei contrasti fortissimi, contrasti voluti al fine di migliorare i rapporti di amicizia.
Ho sempre affermato che litigo solo con le persone a cui tengo veramente.
Ma agli stessi ho sempre dimostrato di esserci nel momento del bisogno, nel momento che serviva una parola di conforto o una spalla su cui piangere o una persona che semplicemente resta li’ a sentire uno sfogo.
Pero’ quando ne ho avuto bisogno io immancabilmente il deserto dei tartari intorno a me.
Per fortuna sono sempre riuscito a cavarmela da solo e non ho mai preteso niente da nessuno in virtu’ di una fantomatica amicizia.
Poi esiste una categoria di amici ancora peggiore: quelli che prima ti osannano e sembra che senza di te non riescano a vivere e poi da un momento all’altro, senza una spiegazione, spariscono.
E tu non capisci il motivo e resti con il dubbio di esserti comportato male o di aver fatto qualcosa di veramente brutto.
Ecco il problema, quello che ho sempre preteso dai miei amici e’ il dialogo, non puo’ esistere un rapporto di amicizia senza un dialogo franco e schietto.
Se qualcuno sbaglia, non sparisco, glielo dico senza problemi e la stessa cosa la pretendo dagli altri.
Preferisco che qualcuno mi offenda e faccia uscire le mie colpe piuttosto di non sapere del perche’ si comporta cosi’.
Questo e’ anche una forma di crescita personale, scoprire i propri limiti e i propri difetti e cercare di migliorarli.

Comments 418 Commenti »


E ricominciamo con la normale routine degli ospedali.
Era da oltre un anno che uno dei miei genitori non era ricoverato o che mi chiedesse di portarlo al pronto soccorso.
E quindi …
Mia mamma a breve dovra’ essere operata, certo, a differenza del passato non e’ una cosa grave anzi sembra una normale operazione di routine (o almeno cosi’ dicono gli interessati) che si risolvera’ in una o due settimane di ricovero.
Mio padre invece sabato scorso intorno alle 4,30 di notte mi ha svegliato per farsi portare al pronto soccorso causa un braccio gonfio che non gli permetteva di dormire.
Anche qui (sempre a detta dei dottori) non sembra niente di grave, anche se le spiegazioni date e le cure prescritte non e’ che mi abbiano soddisfatto molto. E’ stato ingessato per un problema di artrite (???)
Comunque tutto questo mi ha spinto in una spirale di pensieri negativi che da tempo non vivevo.
Non e’ che pretendo che vada tutto bene ma sembra che i miei genitori non riescono a passare un anno senza un ricovero ormai dal 1992 anno del primo.
Chiaramente non e’ una protesta contro di loro quasi io li ritenga colpevoli pero’ non riesco a capire del perche’ ci sia tanto accanimento. E la particolarita’ e’ il fatto che si parli sempre di problemi diversi. Cioe’ se una persona ha una patologia e viene ricoverato sempre per quello e’ molto piu’ capibile.
Invece da me non e’ cosi’ perche’ le patologie continuano a cambiare.

Mi vengono in mente i detti dei vecchi giu’ al paesino dei miei quando affermano che “l’importante e’ la salute”.
E quindi comincio a pensare di quanto stupida sia la ricerca continua dell’accumulo di soldi quando ci sono tante cose che non possono essere comprate. Lasciamo stare la felicita’, ma neanche la salute.
Quante persone muoiono di malattie incurabili pur avendo un’ottima disponibilita’ economica?

Comunque adesso ho altro a cui pensare che a trattati filosofici sull’importanza del denaro.

Devo pensare a mia mamma. Il problema e’ che per lavoro sono parecchio distante e forse anche questa cosa contribuisce a deprimermi. Questo senso di impotenza.
Non e’ che se io sto’ li’ cambia qualcosa ma forse una parola di conforto, un aiuto morale e’ molto piu’ efficace.
Mio padre credo che abbia accusato molto questa notizia dell’operazione. Tutti e due davanti a me sembrano abbastanza tranquilli sul discorso ma non credo che la realta’ sia questa, forse non vogliono farmi preoccupare piu’ di tanto.

In attesa di tempi migliori …

Comments 71 Commenti »